Finzioni

Possiamo evitarla,

La consapevolezza di saperci ormai reciprocamente indispensabili.

Il fatto è che questa cosa esce.

Esce se ci capita di guardarci, fissi, qualche secondo di troppo.

Gli altri non li guardiamo così, non li puoi gestire gli occhi.

Non puoi dire: ok adesso guardo gli altri come guardo te.

Possiamo anche tentare di convincerci che quando la sera ci succede di pensarci è normale.

Si può pensare a chiunque, no?

Il fatto di sfiorarci, mentre parliamo.

La mano su un braccio, sulla gamba.

Vabbè, capita.

Però poi lo sappiamo che gli altri sono comparse. Non è il loro film.

Noi questo lo sappiamo. E la sincerità è quella del corpo.

La questione degli occhi, è il coraggio che non abbiamo.

Ci sono quelle parti incontrollabili che non la conoscono la paura.

Non ha facoltà di parlare il corpo.

Non pensa di fare cazzate, non se le fa le paranoie.

Questo balletto infinito, questa commedia.

Non siamo in due, siamo in quattro.

Due paure contro due coraggi.

E in mezzo, noi, respiriamo. Forte.

A volte può persino essere divertente.

Altre volte meno.

Come adesso che lo scrivo.

 

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